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Sito ufficiale di Pianopantano, frazione di Mirabella Eclano, paese della provincia di Avellino.

Mirabella Eclano ha origini antiche; i primi insediamenti umani risalgono al periodo neolitico. Il nucleo urbano di Aeclanum si afferma con i Sanniti e la loro successiva romanizzazione.

Nell'89 a.C. la città partecipò alla guerra sociale e fu distrutta da Silla. Ricostruita e fortificata dai Romani fu eretta in Municipio e, nel II secolo, divenne colonia romana.

Fu città di sosta e di mercato sulla Via Appia, ricca di opere pubbliche e monumenti.

Con l'affermarsi del cristianesimo fu sede episcopale ed ebbe nel suo vescovo Giuliano un fiero oppositore di S. Agostino.

Con l'avvento dei Longobardi, Eclano fu compresa nel Ducato di Benevento per essere poi definitivamente distrutta dall'esercito bizantino di Costante II nel 663. Si ridusse ad un misero borgo chiamato Quintodecimo (a 15 miglia da Benevento). Nei secoli X-XI il centro abitato si spostò sull'attuale collina di Mirabella con il nome di Aquaputida prima e di Mirabella dal XIV secolo.

Furono feudatari di Mirabella: gli d'Aragona (1443), i Guindazzo, i Tomasino (1559-1570), i Cossa (1585-1616), i Naccarelli e i Naccarelli Brancaccio (1624-1690), i della Leonessa dal 1691 al 1791 ed infine a Filippo Bernualdo Orsini (1791), duca di Gravina sino all'abolizione della feudalità nel 1806 [3].

Il 26 ottobre 1873 Vittorio Emanuele II concedeva a Mirabella Eclano il titolo di città. Undici anni prima, precisamente il 14 dicembre 1862, lo stesso sovrano aveva autorizzato il Comune di Mirabella in Irpinia ad assumere il nome di Mirabella Eclano.

Stemma civico
Lo stemma, concesso con lo stesso regio decreto del 26 ottobre 1873 con cui veniva concesso il titolo di città, ha la seguente blasonatura:

« d'azzurro alla fenice d'argento posta su fiamme nascenti da tre mucchi di ruderi fondati sulla pianura erbosa, il tutto al naturale: essa fenice mirante un sole d'oro orizzontale a sinistra »
(Collezione celerifera delle leggi, dei decreti e delle istruzioni e circolari, Firenze, Tipi della Stamperia Reale, 1874, anno LIII, p. 98)

Durante il sabato che precede la terza domenica di settembre si festeggia Maria S.S. Addolorata con l'evento della "Grande tirata".

Quest'attività folkloristica, consiste nel trasporto, per le vie della città, e precisamente dalla zona S. Caterina fino al borgo del paese, di un obelisco rivestito di paglia intrecciata alto 25 m. Il carro ha struttura in legno, costituita da 23 travi soprapposte secondo una tecnica che conferisce flessibilità, ma anche praticità di montaggio e smontaggio. Mediante opportuna disposizione delle travi, si creano 7 piani ognuno dei quali, procedendo dal basso verso l'alto, è più basso del precedente; gli ultimi tre registri costituiscono la cupola, sulla cui cima, è fissata la statua della Madonna Addolorata, principale motivo di questa tradizione.

Il primo registro è alto sei metri, quelli intermedi si rimpiccioliscono proporzionalmente per terminare con il settimo registro alto un metro e mezzo. Tutta l'apparecchiatura è fissata su un carro simili a quelli che si usavano molti anni fa in agricoltura. Il carro è trainato da 6 coppie di buoi di stazza imponente. L'obelisco è mantenuto in equilibrio da 38 funi di canapa da 50 metri ciascuna "tirate" dai funaioli, abitanti e turisti che con urla e canti sostengono la struttura e colorano la grande giornata di festa.

Tags: Avellino, Piano Pantano, pianopantano, mirabella, eclano, mirabella eclano, frazione, comune

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